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“Il melomane enciclopedico è il ventiduesimo racconto del volume “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”- Adelphi 1986. Il racconto illustra il caso del figlio di un famoso cantante d’opera colpito da morbo di Parkinson ma anche, in gioventù, da una gravissima meningite. Mentalmente e fisicamente ritardato, non riusciva mantenere un lavoro, seppur umile. Nel contempo, era dotato di un orecchio ed una memoria musicale prodigiosa, tanto da permettergli di citare qualsiasi voce contenuta nelle seimila pagine del dizionario musicale Groove, e di conoscere alla perfezione più di duemila opere. Tutto questo gli veniva ovviamente dall’intima frequentazione col padre, dall’assoluta esclusività del loro rapporto, basata sulla lettura, l’ascolto, il canto come unica pratica quotidiana. Ma tutte queste informazioni erano, appunto, unicamente informazione, sapere, slegato da ogni emozione, da ogni sentimento, e quindi da qualsiasi possibilità di accrescimento culturale. Conosceva la musica esattamente come un libro, nel senso che la conteneva in sé come un libro le proprie pagine. Una memoria immensa ma priva di profondità, di sentimento, di gioia come di dolore; un mondo asettico totalmente irreale, che non può consentire a nessun essere umano di sopravvivere Anche per questo paziente, come nel “Marinaio perduto” la funzione religiosa, o la cura del giardino, l’unica possibilità di equilibrio stava nella liturgia del canto, nel far vibrare nel proprio corpo, e rendere quindi viva, emotiva, una cantata di Bach, od altro. Allora, e solo allora, tutti gli atteggiamenti da saputello spocchioso, tutti i meccanismi di autodistruzione somatizzati per reggere il peso della sua straordinaria quanto inutile memoria cadevano di colpo, regalandogli quiete fisica e mentale. Ho scattato questa fotografia alla Biblioteca Nazionale Marciana, nel mese di Giugno 2002. Cercavo qualcosa che rendesse l’idea di uno straordinario accumulo di sapienza totalmente inutilizzabile, di un sapere senza ordine e senza senso, che chiude anziché aprire delle porte alla conoscenza e che sta lì, nella memoria, come un gigantesco blocco emotivo. Un troppo sapere senza sentire, affastellato a caso, un qualcosa che contrasti con la divisione logica dei settori della biblioteca, perché quest’ordine rimanda ad un modo di disporre culturalmente, e quindi anche materialmente, ad una possibilità di scelta. Aprire uno qualsiasi di questi libri su un pagina a caso non ci informa sulla natura della catasta di libri, e in quest’ultima potrebbe esserci qualsiasi cosa, o anche niente. |