“Il discorso del presidente”



 “Il discorso del presidente” è l’ottavo racconto del volume”L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. – Adelphi 1986

Il caso descritto da Sacks nasce dall’osservazione diretta di una generale ilarità suscitata nei pazienti dalla visione di un discorso (nelle intenzioni fortemente retorico ed emotivo) dell’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Si trattava di pazienti afasici, ovvero di individui in gradi di comprendere una comunicazione verbale unicamente se percepita nel suo complesso, attraverso la esasperata capacità appunto degli afasici di afferrare il sentimento profondo dell’espressività osservando la gestualità, afferrando il tono di voce e le inflessioni anche minime di quest’ultima.Se a questi pazienti si dice qualcosa usando un tono inespressivo e monocorde (per intendersi quello che potrebbe avere una voce sintetica, da elaboratore elettronico) non sono assolutamente in grado di comprenderne il senso perché le parole, per un afasico, sono scatole vuote ed inintelleggibili. Questa incapacità “formale” tende a sviluppare per contrasto un’ipersensibilità fattuale. La credibilità di un interlocutore è immediatamente individuata dagli afasici perché non avendo attenzione per le parole non possono essere plagiati o travolti dalle medesime.

Gli afasici comprendono quindi, come nessun altro, la sincerità di una persona e delle cose che dice, semplicemente perché possono analizzare implacabilmente la corrispondenza tra ciò che una persona è intimamente e ciò che vuole apparire, tra ciò che una persona dice e quello che realmente pensa. La retorica di Reagan, la sua falsità, l’enfasi insincera dei suoi riferimenti morali, la rappresentazione del tutto non aveva quindi nessuna credibilità e, di conseguenza, un effetto comico.

Ho scattato questa fotografia nel mese di Marzo 2002, presso lo stabilimento balneare degli Alberoni, al Lido di Venezia. Ho provato a pensare cosa succederebbe se questa stupefacente capacità degli afasici di comprendere emotivamente il mondo, superando le insidie del linguaggio e le diverse intenzionalità dell’interlocutore, si potesse applicare a tutto il mondo delle immagini. Oltre al diverso e magari contraddittorio peso emotivo ci sarebbe stato un diverso e inusuale peso percettivo e quindi, anche se da un punto di vista figurativo un albero è essenzialmente la sua chioma, e questa ha nella sua immagine un’importanza enormemente superiore del tronco, dovrebbe essere quest’ultimo a dominare percettivamente l’inquadratura. Un sentire, fisicamente, con gli occhi, un ribaltare i valori tonali in funzione della reale, diversa consistenza degli oggetti, un attribuire alle campiture di un’immagine il loro peso, e non la loro forma od estensione.