“Omicidio”



 “Omicidio” è il diciannovesimo racconto del volume “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” – Adelphi 1986

Il racconto espone il caso di un uomo resosi colpevole dell’omicidio della sua compagna, che non aveva conservato alcuna memoria dell’accaduto. I particolari dell’omicidio erano particolarmente macabri, non vennero resi pubblici all’epoca e tutti i tentativi di “liberare” il ricordo nell’omicida non sortirono alcun effetto. Ricoverato in un ospedale psichiatrico, era all’osservazione un individuo assolutamente calmo, dotato di pieno autocontrollo. Nel corso di un permesso d’uscita ebbe però un incidente stradale e riportò vasti ematomi al cranio, entrando in coma. Il risveglio dal coma ed il ristabilimento delle normali condizioni fisiche coincise però con una serie di incubi impressionanti perché il riattivarsi della mente aveva anche riavviato la memoria, tutta la memoria, compresa la parte inerente al delitto commesso molti anni prima. L’uomo tentò due volte il suicidio, poi venne curato con forti dosi di tranquillanti e ricoverato forzatamente fino alla riconquistata serenità, frutto di cure farmacologiche e di terapia psichiatrica. Ciò che più colpisce è l’assoluta veridicità, iperrealtà degli incubi, e l’inalterata tempesta emotiva che lo colpiva, fino a farlo colassare fisicamente e psichicamente, ogni volta.

Quest’uomo non sognava ma riviveva, ricommetteva il delitto, come se il tempo avesse preservato intatta tutta la scarica adrenalinica.

Ho scattato questa fotografia in due fasi. Avevo in mente l’idea di memoria che un individuo può conservare di un peccato, un delitto, un qualcosa per noi stessi esecrabile. Ovviamente, tutti noi preferiamo dimenticare il peggio di noi stessi e, generalmente, ci riusciamo benissimo, ma se questa possibilità non ci fosse data? Se fossimo costretti a conservare per effetto di un superIo intransigente tutta la verità delle nostre azioni senza poter scegliere, ed il ricordo, agendo indipendentemente dalla nostra volontà, facesse riaffiorare il bene e il male a suo piacimento?

Ho ripreso dapprima uno dei confessionali della Basilica della Salute, a Venezia, tenendomi con una sottoesposizione di 1/3, poi ho sovraimpresso l’immagine di una palina di laguna, corrosa e schiantata dal tempo, perché ho pensato a quante cose indicibili vengono dette ed ascoltate in un confessionale, come se si trattasse di un enorme buco nero capace di assorbire tutto il dolore del mondo, e a quale sarebbe la nostra reazione se scoprissimo che quel luogo non distrugge ma conserva e può restituire tutto il male, tutto il dolore che ha contenuto.